A futura memoria

A futura memoria ci ricorderemo di questo fine settimana: dal 17 al 19 aprile 2021, a Chiaramonte, già zona arancione, si è deciso di organizzare la Monti Iblei. A porte chiuse.

A futura memoria ci ricorderemo di come questo evento sia stato una forzatura ed è considerato tale dalla maggioranza della gente di Chiaramonte.

A futura memoria ci ricorderemo di come si continui a bloccare un’intera città per due giorni, senza possibilità di una via di fuga decorosa, a meno che uno non voglia perdere le sospensioni dell’auto in contrada Petraro. E la via di fuga bloccata verso la pineta, è invenzione di questi ultimi anni. Almeno, prima, si poteva pensare di fare il giro da Ragusa. Ora, neanche quello.

A futura memoria ci ricorderemo di come venga impedito perfino agli autobus scolastici di raggiungere Chiaramonte, giusto perché tanto, giorni di scuola, ormai i ragazzi ne hanno persi abbastanza a causa della pandemia. Che importa uno in più o uno in meno?

A futura memoria ci ricorderemo di tutti i commenti che scricchiolano come le unghie di chi tenta di arrampicarsi sui vetri e che leggiamo su facebook: “Alla monti Iblei è affidato un timido segnale di ripartenza”, “sempre a criticare tutto”, “si è sempre fatto così a Chiaramonte”, “aiuta l’indotto economico”, e altre stupidaggini che servono solo a sviare il discorso e che sono una carrellata di assurdità. Ammesso che ci sia qualche camera d’albergo occupata e qualcuno ordina una pizza d’asporto, il guadagno presunto di una categoria professionale non va a coprire la spesa collettiva che si sta affrontando per la manifestazione. Lo ricordiamo: il budget previsto è di 80 mila euro, ma sappiamo già che le spese sostenute sono molto più onerose. E allora, in termini pratici, la città di Chiaramonte, ha guadagnato una cifra sufficiente a coprire almeno le spese? Spese, lo ricordo, sostenute da tutta la collettività e non solo da una categoria professionale. E comunque si, critichiamo tutto, soprattutto quando le critiche sono giuste e motivate e qui le critiche sono arrivate ben prima delle lodi sperticate d’ufficio, perché è un dovere, un diritto criticare in una democrazia ed è forse l’unica cosa che riesce a tenere ancora vivo questo paese.

A futura memoria ricorderemo queste giornate non come un segnale di ripartenza, ma come il de profundis del buon senso.

Irene Savasta

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