Il gioco dell’oca

Il 19 febbraio 2021 il TAR di Catania si è pronunciato con un’ordinanza in merito alla ormai diventata celebre querelle fra il consiglio comunale di Chiaramonte Gulfi e il sindaco della città, spalleggiato dal suo presidente del consiglio. Ebbene il TAR ha emesso un’ordinanza in cui sostanzialmente ha accolto la cautelare del sindaco Gurrieri, in cui chiedeva la sospensione dei provvedimenti adottati in consiglio, ovvero il famoso bilancio emendato dalle opposizioni con i pareri negativi degli uffici.

Mi perdoneranno i giuristi se userò un linguaggio semplice e alla portata di tutti per cercare di far comprendere cosa sia accaduto e i motivi del contendere. Lascerò perdere, dunque, tecnicismi e parole complesse per andare dritto al cuore della questione. Ma, secondo me, è importante capire cosa sia successo, dopo un’attenta analisi dell’ordinanza e dopo aver maturato un giudizio sereno.

Nello specifico, il tar ha rilevato che un emendamento delle opposizioni incideva sul fondo di riserva, di competenza dell’amministrazione, attribuendogli una destinazione che fosse a disposizione del consiglio comunale, quella che è stata denominata “per necessità future di parte corrente”. Ciò, secondo il Tar, ha creato dei vincoli all’amministrazione, all’organo esecutivo, non previsti dalla legge. L’esecutivo, infatti, è tenuto soltanto a comunicare all’organo consiliare, nei tempi stabiliti dal regolamento di contabilità, le deliberazioni di prelievo dal fondo di riserva. Il consiglio, non può arrogarsi una funzione amministrativa. In parole molto povere, è questo ciò che si legge fra le righe dell’ordinanza, pubblicata sul loro sito.

Ed era, in effetti, ciò che mi aspettavo. Sin dal primo momento, sin dal giorno in cui le opposizioni hanno deciso di intraprendere questa strada veramente strana, ho manifestato a chiunque me lo chiedesse le mie perplessità. Non solo perché era una strada mai intrapresa e quindi non prevista dal nostro regolamento, ma anche per quanto concerne la motivazione che risiede dietro questa scelta. La domanda che mi sono posta è questa: perché le opposizioni in consiglio hanno agito così? Perché hanno pensato di scegliere questa strada piena di buche e potenzialmente senza sbocco, piuttosto che affidarsi alla già collaudata via maestra, ovvero quella di emendare un bilancio spostando le somme da un capitolo all’altro? Che senso ha avuto perdere tutto questo tempo? Non dubito del fatto che l’intenzione delle opposizioni fosse assolutamente nobile: tentare di arginare, di mettere un freno, alle spese non indifferenti sostenute dall’amministrazione. Ma rischiare il tutto per tutto, aveva senso?

Però, è bene che questo concetto venga compreso da tutti: il bilancio non è né del sindaco, né del presidente del consiglio, né delle opposizioni. Il bilancio è di tutti. E’ della collettività, è della città. E continuare a perdere tempo senza scopo, perché di questo stiamo parlando, non ha alcun senso, neanche politicamente.

Politicamente, nonostante le difese d’ufficio, della serie “si tratta di un’ordinanza non di una sentenza definitiva”, è un autogol delle opposizioni. Non ci sono altri termini per poterlo definire. Si è voluta gestire questa vicenda del bilancio alla maniera di una partita di calcetto a San Vito: “Va bene, tanto poi ce la giochiamo”, “Tanto non succede niente, in caso il bilancio torna in consiglio e poi vediamo”. Francamente, non condivido questo modo di agire perché non ha senso. L’unica cosa su cui tutti a Chiaramonte, maggioranza e opposizione, possono fare affidamento, è il fatto che al chiaramontano medio non importa nulla del bilancio: troppo tecnico, troppo complesso per comprendere cosa c’è dietro. Senza contare che in generale i cittadini hanno la memoria corta. A questo punto, l’unica cosa che resta da fare alle opposizioni è quella di tornare in aula, fare delle variazioni di bilancio o degli emendamenti in accordo con gli uffici, così come è previsto dal regolamento, ovvero tornare alla strada maestra: spostare le somme da un capitolo all’altro e inviando così dei motivi aggiuntivi al TAR che in teoria dovrebbe pronunciarsi a dicembre. Nel frattempo il sindaco darà ai chiaramontani ciò che vogliono: panem et circenses. Un esempio? La gara monti iblei, di cui francamente al momento e in tempi di pandemia, nessuno sentiva la mancanza ma che ovviamente “fa scrusciu” e getta fumo negli occhi. Personalmente, guardando per mesi il dipanarsi di questa triste vicenda, mi resta una domanda: ma il senso di tutto questo, qual è stato? Cosa si voleva dimostrare? E’ stato uno spreco di tempo e una grande occasione mancata. Le opposizioni hanno avuto l’occasione d’oro, con 7 consiglieri a favore (sarebbero 8, ma  Salvatore Occhipinti non lo conto nemmeno come consigliere di opposizione, perché è chiaro come il sole che non solo non fa il suo dovere di consigliere non presentandosi mai alle sedute e provoca solo un danno al suo gruppo, ma è anche pro amministrazione quindi tanto vale considerarlo per quello che è), di incidere davvero sulla vita amministrativa e sull’operato di un sindaco che ha speso veramente centinaia di migliaia di euro per cose inutili e fatue, che ha trasformato la città nel suo personalissimo palcoscenico, attorniato da una “classe dirigente” su cui non mi pronuncio e che ha combinato talmente tanti disastri che i sindaci dei prossimi 30 anni dovranno purtroppo farci i conti. Per non parlare delle sue memorabili opere o azioni che gridano vendetta, tipo il teatro Sciascia o la cacciata dei ragazzi disabili del Piccolo Principe, solo per citare due esempi clamorosi.

Si è avuta la grande occasione di incidere davvero, di contare, e invece ci ritroviamo come alla fine del gioco dell’oca: a ricominciare tutto daccapo.

Irene Savasta

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