Chiaramonte: nel paese cultura, non si può acquistare neanche un quotidiano

Chiaramonte: nel paese cultura, non si può acquistare neanche un quotidiano

Dicembre 17, 2019 0 Di Irene Savasta

Chiaramonte, la città dei musei. Chiaramonte, il paese della cultura. Chiaramonte, il paese del teatro. Chiaramonte, il paese dove non si può acquistare neanche un quotidiano, manco fossimo sull’isola dell’Asinara. Proprio così. Da qualche tempo, infatti, l’unica attività che aveva i giornali ha chiuso l’edicola: se vuoi leggere un quotidiano o una rivista che non sia TV Sorrisi e Canzoni, devi andare a Villaggio Gulfi. E’ quella, infatti, l’edicola più vicina.

Naturalmente, i motivi che portano alla chiusura di un’attività di questo tipo sono sempre tantissimi e bene ha fatto il commerciante se non guadagnava più e se l’attività non era redditizia come avrebbe dovuto, questo è chiaro. Nessuno, infatti, intende criticare le scelte personali di tipo imprenditoriale. Fra i motivi, possiamo certamente annoverare la crisi dell’editoria in primis, ma anche il totale disinteresse dei giovani e degli adulti verso la lettura in generale e, di conseguenza, la scarsa vendita di giornali e riviste. Siamo pieni di statistiche su quanto siano poco attraenti argomenti d’attualità sia per i giovani che per i meno giovani. Sta di fatto, però, che al momento non c’è il servizio edicola dentro il paese e il fatto che all’orizzonte non risulta esserci nessuno disposto ad aprire una nuova edicola o a limite prendere il solo servizio, è qualcosa che impone una riflessione.

La prima riflessione che dobbiamo porci è questa: siamo certi di aver compreso in quale realtà viviamo? Chiaramonte è quello che è: un paesino di ottomila anime (campagne comprese), in cui è difficile evidentemente mettere insieme, per un commerciante, il pranzo con la cena. Un paese in cui hanno chiuso almeno cinque attività soltanto negli ultimi due anni: una morìa senza fine, che non accenna a placarsi.

Seconda riflessione: a che cosa servono queste super-mega-stratosferiche manifestazioni ultra costosissime, quando poi il tessuto sociale fatto dalla classe media, evidentemente, non risulta essere così interessato tanto da nemmeno leggere i quotidiani? A che serve una Cultura (con la “C” maiuscola), per pochi e imposta dall’alto?

Terza riflessione: non si può proprio fare nulla per la gente? O si è convinti che al popolo bisogna dare solo pane et circenses e gettare fumo negli occhi e si è ciechi di fronte a chi chiude un servizio o un’attività?

Avere la possibilità di acquistare un quotidiano, secondo me, è un servizio a cui la comunità non può e non deve rinunciare, anche se a leggere ormai si è rimasti in pochi. E io mi auguro sempre che possa esserci qualcuno disposto ad attivare questo servizio o ad aprire un’edicola ex novo.

Magari, qualcuno potrebbe sentirsi incentivato utilizzando delle misure che potrebbero essere messe in campo dall’amministrazione.

Avevo suggerito, sempre su questo blog, che sarebbe stato utile istituire un fondo per le piccole imprese, in accordo con le associazioni di categoria, e di adottare non il modello di New York, ma quello della vicina Ragusa, che ha deciso di dare in affitto i locali in disuso di via Roma con degli sgravi fiscali a chi vuole aprire una nuova impresa. Di certo, l’Italia non si salverà per questo, ma è sempre un sintomo di buona volontà che va comunque apprezzato, da parte della amministrazioni. Magari, qualche giovane di buona volontà vorrà aprire un’edicola di punto in bianco e provare così a fare impresa e ridare un servizio alla città. Vero è che l’attività di edicola potrebbe essere intrapresa anche da attività già esistenti: perché non trovare, allora, una soluzione, un’idea per renderla più allettante?

Certo, a Ragusa non possono godere delle meraviglie di un teatro fatto in una ex chiesa che non ha avuto accesso neanche ai finanziamenti regionali (chissà perché), e nemmeno possono vantare convegni culturali di spessore…solo a Chiaramonte si possono fare i convegni. Solo a Chiaramonte la cultura è quella con la “C” maiuscola.

Quando si organizzano eventi culturali, ci si chiede a quale target possano interessare, o contano solo i relatori invitati? Perché se Chiaramonte è il paese della cultura, ma poi chiudono le edicole perché nessuno compra i giornali o le riviste di settore, io qualche domanda me la farei. Altrimenti, inizia a essere lecito pensare che si è completamente scollegati dalla realtà, fra quello che viene imposto dall’alto e quella che è, invece, la risposta del pubblico e della gente.

 

 

 

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