Fuga dalla città

Fuga dalla città

Ottobre 24, 2019 0 Di Irene Savasta

Lo spunto per questa mia riflessione è nato dopo aver letto un post scritto da Sergio Failla, presidente del comitato “Italia Viva” a Chiaramonte. Non abbiamo idee politiche sempre affini, io e Sergio, ma ciò non ci ha mai impedito di avere un rapporto di estremo dialogo e di reciproca stima e fiducia personale. Da quel post è nata una lunga chiacchierata non solo con lui, ma anche con altri amici che in effetti mi hanno confermato quanto sta accadendo a Chiaramonte negli ultimi tempi: una morìa di attività commerciali e una fuga, soprattutto da parte dei giovani. Alcuni si trasferiscono per motivi lavorativi (e ovviamente questo è un annoso problema che riguarda tutto il sud), altri per motivi di studio. Ma la fuga di cui parlo non è solo quella che potremmo definire “definitiva”, ma anche di quella momentanea, di gente che preferisce andare la sera, o nel week end, in città e paesi limitrofi per i più svariati motivi.

Non è solo un problema di ristorazione, anche se i primi a chiudere sono stati proprio loro. Parliamo di almeno tre ristoranti-pizzerie e di un paio d’attività commerciali storiche della città.
Ovviamente, i motivi di una chiusura possono essere davvero tantissimi, e sicuramente non prescindono mai dalle responsabilità personali. Eppure, mi viene da pensare che qualcosa si potrebbe pur fare per rivitalizzare Chiaramonte e il suo centro.
Mi chiedo da cittadina, più che da giornalista, a che cosa sia servito liberalizzare le licenze se, in effetti, allo stato attuale non risulta nessuno che abbia fatto domanda per aprire una nuova attività e anzi i ristoranti chiudono. A questo punto, mi chiedo se sia stato fatto a monte uno studio costi-benefici e mi domando se, invece, quei commercianti che all’epoca avevano acquistato la licenza spendendo molte migliaia di euro, e quindi possedendo di fatto un “tesoretto”, non abbiano avuto da questo provvedimento un ulteriore danno. Vorrei precisare, a scanso d’equivoci, che personalmente non sono contraria a questo provvedimento, piuttosto mi chiedo se siano state effettuate con perizia tutte le analisi del caso, prima di procedere.

Un’altra riflessione è la seguente: a Chiaramonte si sono spese molte centinaia di migliaia di euro per eventi che certamente volevano richiamare turisti. In primis, l’estate chiaramontana, ma anche il carnevale, la monti iblei e lo slalom. La domanda è questa: ha avuto senso fare degli investimenti così onerosi, in termini economici, quando in effetti poi il ritorno in termini di benessere per la comunità è stato estemporaneo ed effimero? E’ vero che in quei giorni le attività commerciali lavorano. L’estate, comunque, richiama viaggiatori e un certo tipo di spettacolo sportivo ha i suoi appassionati. Anche lì, però, rimane insoluta una questione: in termini economici, si può sopravvivere e fare economia turistica facendo leva soltanto su spettacoli, che per carità potrebbero essere anche interessanti, ma che lasciano il tempo che trovano e non portano reale turismo a Chiaramonte? Paradossalmente, la domanda potrebbe essere questa: si può sopravvivere solo con l’estate? Con molta arroganza, c’è stato anche chi da un palco ha dichiarato che grazie a questo cartellone estivo, a Chiaramonte è arrivata la cultura. Permettete di dubitare di queste parole e di dire a chi ha pronunciato questa frase che, grazie a Dio, a Chiaramonte la cultura non l’ha certo portata l’estate chiaramontana di quest’anno e nemmeno quella dell’anno precedente: è arrivata già dai tempi di Serafino Amabile Guastella e non saranno certo quattro spettacoli a portare “cultura”. Magari ne riparleremo di questo argomento.

Questa la mia conclusione: perché non investire, non dico tutta la cifra spera per gli eventi, ma almeno una parte, per queste attività commerciali? Ad esempio, sotto forma di sgravi fiscali per chi decide di aprire un’attività in centro storico. Le associazioni di categoria potrebbero fare da tramite con i privati per permettere ai giovani di affittare locali a prezzi non troppo onerosi e, per loro, sgravi fiscali per un tot di anni. Oppure, una parte dell’affitto potrebbe essere pagata dal Comune istituendo un fondo speciale. Sono misure che, ad esempio, si stanno valutando a Ragusa per rivitalizzare via Roma che ha un problema molto simile. Altro modo per incentivare l’imprenditoria giovanile potrebbe essere l’idea, adottata nei comuni di Gangi e Sambuca di Sicilia già diversi anni fa, di dare le case del centro storico chiuse al pubblico in concessione con un euro, a patto che si seguano alcune linee guida nella ristrutturazione. Sono misure che hanno portato un grandissimo benessere in queste comunità e, addirittura, quel modello economico viene studiato attualmente in Giappone.
Perché altrimenti la domanda che viene naturale porsi è questa: a chi o a cosa serve fare eventi strapagati? A chi o cosa serve un teatro? Se questi eventi e queste strutture non portano nessun reale beneficio economico alla comunità, la domanda diventa lecita.

Infine, un accenno all’olio extravergine: in questi giorni si svolgerà l’evento nazionale “Italia extravergine”, in 125 città italiane che celebrano l’olio d’oliva. Ovviamente, Chiaramonte che è la città con l’olio extravergine più premiato al mondo, non risulta presente nell’elenco.
Ancora una volta, ribadisco quello che ho già avuto modo di scrivere altrove: Chiaramonte non è un paese che può competere con Ibla, Scicli e né tantomeno con Taormina. Chiaramonte è un piccolo borgo montano che ha eccellenze nell’enogastronomia e bisogna puntare su quello destagionalizzando, così, il turismo gastronomico che tanta economia genera nei piccoli borghi montano-collinari.

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