Dietro le intercettazioni dell’Università di Catania, i sogni distrutti di tanti illusi

Dietro le intercettazioni dell’Università di Catania, i sogni distrutti di tanti illusi

Giugno 28, 2019 0 Di Irene Savasta

Il procuratore Catania, Carmelo Zuccaro, ha dichiarato che di fronte al sistema “parentale” messo in piedi all’Università di Catania, c’era solo da indignarsi. Noi, ci sentiamo di condividere una tale opinione. Università di Catania. Le cimici della Digos stanno intercettando l’utenza di Giuseppe Barone, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche. Uno dei professori finito al centro della maxi inchiesta sulla corruzione e i concorsi truccati nello storico ateneo catanese. A parlare con Barone è uno dei “candidati” al concorso, un concorso “bello tosto – dice Barone – perché ci sono 10 domande, con sette idonei”. “Sette idonei”, risponde il professore di Scienze Politiche, che subito dopo conferma che l’interlocutore è tra gli idonei. “Ora io – dice Barone – quindi ci vuole la preselezione… io le sparo alcuni nomi ma ora mi faccio dare l’elenco tutto……e vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare!”.

Intercettazioni che non possiamo far finta di non aver letto. Certo, l’indagine deve ancora andare avanti e al momento è semplicemente, come si dice in gergo, “scoppiata la bomba”. Bomba che, però, coinvolge nomi importanti. Nomi che hanno fatto e che vogliono ancora fare la Cultura, quella con la “C” maiuscola, quella che conta. Sono i “professoroni” che sono stati coinvolti nell’inchiesta e uno fra questi è anche il modicano Giuseppe Barone, detto “Uccio”. La sua è forse l’intercettazione più clamorosa, certamente la più cruda nei termini. Perché dare degli “stronzi che dobbiamo schiacciare” non è una cosa da poco. Forse alla fine tutti ne usciranno puliti. Forse, come spesso accade, tutto si risolverà nella classica bolla di sapone. Può darsi. A noi, interessa fino ad un certo punto. Ma una cosa è certa: quella frase, un uomo di così tanta cultura non avrebbe mai dovuto pronunciarla, al di là delle presunte responsabilità che accerterà sicuramente la magistratura. Perché dietro a quelle intercettazioni, dietro a quegli “stronzi”, ci sono le speranze e i sogni e le carriere di tanti giovani ricercatori, scartati anche se bravi, costretti magari ad un lavoro qualunque, o a fuggire all’estero dopo tanti sacrifici fatti qui.  Sono giovani che hanno creduto fermamente nel valore della meritocrazia che l’università di Catania, un così prestigioso ateneo, avrebbe dovuto garantire. Un ateneo che chi scrive ha frequentato, in cui si è laureata e che assocerà per sempre agli anni della giovinezza, i più belli. Per questo, oggi, la notizia di ciò che è accaduto arriva ancora più dolorosa. Chi risarcirà e difenderà tutti quegli stronzi? Alla luce di quanto venuto fuori dall’inchiesta, tutto sembra inutile, povero, sprecato. Non mancherà certo modo ai professori di difendersi, ne hanno capacità e modo. Ma una cosa è certa: il vaso di pandora è stato scoperchiato e a meno che non vi sia il solito atteggiamento gattopardesco, tipico in questi casi, ci auguriamo che questo sia soltanto il punto d’inizio e che tutto ciò che deve venire ancora alla luce, venga fuori subito e al più presto.

 

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