Concorso di poesia e masterclass: le vere manifestazioni culturali che Chiaramonte ha snobbato

Concorso di poesia e masterclass: le vere manifestazioni culturali che Chiaramonte ha snobbato

Febbraio 7, 2019 0 Di Irene Savasta

“Per la prima volta da quando organizziamo il Concorso Nazionale di Poesia “Città di Chiaramonte Gulfi” ci vediamo costretti a richiedere una piccola quota di iscrizione, pari a 5 € (ad eccezione della sezione Under 18, che rimane completamente gratuita), poiché l’Amministrazione Comunale di Chiaramonte Gulfi ha deciso di non sostenere più la nostra iniziativa, nonostante il numero sempre crescente di partecipanti (circa 800 nell’edizione 2018) di questi anni e nonostante i continui riconoscimenti ottenuti da più parti: dalla Medaglia di Bronzo del Senato della Repubblica, ricevuta nel 2015, ai patrocini da parte dell’Assessorato Regionale alla Cultura e all’Identità Siciliana e della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.
A fronte dell’impossibilità di poter avere anche un semplice colloquio chiarificatore con il Sindaco Gurrieri, l’Associazione Culturale l’ArciVersi continuerà ad impegnarsi, con tutte le proprie forze e risorse, per la riuscita di un appuntamento che ormai è unanimemente riconosciuto tra gli eventi culturali di punta dell’intera provincia di Ragusa.
Noi non ci facciamo scoraggiare e siamo sicuri che tutti i nostri amici poeti faranno altrettanto!”.

E’ di ieri sera questo post, scritto dal poeta e organizzatore del concorso di poesia a Chiaramonte, Sergio D’Angelo, concorso che mi pregio di presentare da tre edizioni. Dispiace leggere post di questo tenore, post scritto da un carissimo amico e che, sono certa, gli è costato molto. Pochi giorni fa, avevo letto un post di un altro amico organizzatore di eventi culturali qui a Chiaramonte, William Castaldi, ideatore della International Music Masterclass & Festival che per tante edizioni è stata ospitata a Chiaramonte. Da quest’anno, si trasferirà a Scicli. Anche in questo caso, l’amministrazione comunale non sostiene l’iniziativa. E’ inutile chiedersi il perchè, il perchè lo sappiamo tutti. Vorrei però analizzare, in questo caso, il grave danno che si sta facendo alla città. La masterclass di William Castaldi aveva fatto arrivare a Chiaramonte musicisti di caratura internazionale. Stiamo parlando di professionisti che hanno fatto e stanno facendo la storia della musica. Probabilmente, nessuno di loro sapeva manco dove si trovava Chiaramonte prima di questo evento e per quindici giorni circa loro, le loro famiglie e gli allievi, hanno vissuto, mangiato e dormito a Chiaramonte. Quando sono tornati alle loro case, avranno parlato di noi, avranno scritto dei post su facebook, scattato foto per Instagram. Era un privilegio, e come tale dovevamo considerarlo, il fatto che queste persone arrivassero da noi. Il concorso di poesia di Sergio D’angelo, ha mosso decine di partecipanti che, ogni anno, sono arrivati a Chiaramonte da qualunque parte d’Italia: anche loro hanno dormito, mangiato, parlato di Chiaramonte su facebook e su Instagram. Il concorso, infatti, è conosciuto in tutti i canali culturali ed è considerato uno dei più seri in circolazione proprio per la rigidità della selezione e per la grandissima professionalità delle giurie. William Castaldi ha deciso, legittimamente, di cercare appoggio presso un altro Comune, trovando immediata disponibilità. Anche il concorso di poesia aveva trovato disponibilità presso altri comuni, ma gli organizzatori hanno deciso che comunque fosse andata non sarebbero mai andati via da Chiaramonte, anche se questo comportava mettere per la prima volta una piccola quota d’iscrizione. C’è chi, in amministrazione, è convinto di fare cultura. Era questa la vera cultura di Chiaramonte, professionisti del settore che si mettevano a disposizione della città e richiamavano vero pubblico, vere persone da tutta Italia e dal mondo. E lo facevano con pochissime risorse economiche, stiamo parlando veramente di quattro spiccioli, soprattutto se considerati alle centinaia di migliaia di euro spesi per il fantomatico teatro che ha appena 100 posti. Ma per loro era sufficiente, con quella cifra riuscivano a sostenersi. A chi pensa di occuparsi di cultura, mi sento di dire solo una cosa: non è così che si fa la cultura. A che serve spendere centinaia di migliaia di euro se poi pochissimi possono usufruire di queste manifestazioni? A nulla, lo dico io. La cultura, purtroppo, non è una cosa che si può comprare. E’ una questione di classe e di stile: o la si ha, o non la si ha.

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