Riflessioni a Teatro

Riflessioni a Teatro

Gennaio 8, 2019 0 Di Irene Savasta

Ieri, l’associazione “Spazio Chiaramonte” ha inviato una lettera aperta al direttore artistico del teatro di Chiaramonte, il musicista Mario Incudine. Mario Incudine è anche cittadino onorario di Chiaramonte, cittadinanza onoraria che gli è stata assegnata in estate. Ho deciso di pubblicarla sul mio blog perché, secondo me, è una lettera che offre molti spunti di riflessione e io oggi la voglio commentare insieme a tutti coloro che leggono questo piccolo spazio.
Partiamo da una domanda, semplice e diretta, che molti si sono posti: Chiaramonte aveva bisogno di un teatro? Formulata in questo modo la questione è mal posta. Potenzialmente, infatti, tutti i centri, anche quelli più piccoli avrebbero bisogno di un teatro. Poniamoci, allora, un’altra domanda: Chiaramonte, aveva bisogno di un teatro a queste condizioni? A questa domanda è difficile, ma non impossibile, rispondere. Ed è questo il vero nodo gordiano. Quindi, partiamo dall’inizio.
Cosa c’è di meglio di un teatro? Quanto è importante la cultura? Tantissimo, rispondo io per tutti. Ma c’è qualcosa di veramente poco consono nel teatro che è sorto dal nulla a Chiaramonte. Tempi record: appena qualche mese per il progetto, l’assegnazione (diretta) dei lavori e la realizzazione. Ricordo che il giorno dell’inaugurazione, poche ore prima dello spettacolo, ho visto ancora gli operai che lavoravano all’ingresso. Costo dell’operazione: 160 mila euro. Ora, bisogna analizzare il primo punto: dov’è sorto il teatro? Non è che questa opera sia andata a recuperare un edificio diroccato o è sorto ex novo fra le rovine di qualche casa. E’ andato a prendere il posto di una sala polifunzionale, la Sala Sciascia, fino a quel momento utilizzata da tutti i cittadini al bisogno per spettacoli, conferenze, convegni. Perfino i ragazzi della scuola alberghiera ci facevano l’assemblea d’Istituto. Appena due anni fa, l’ex sindaco Vito Fornaro la ristrutturò rifacendo anche l’impianto di riscaldamento sotterraneo. E’ sempre stata un gioiellino, un posto riservato a tutti. Con 160 mila euro, la sala polifunzionale è stata trasformata in un teatro di circa 100 posti. E qui, veniamo al secondo punto, eviscerato ieri nella lettera aperta di Spazio Chiaramonte: da dove sono stati presi i soldi? Dagli oneri di compensazione che Terna Spa ha dato a Chiaramonte, ovvero da quei 465 mila euro che spettano a Chiaramonte per la realizzazione dell’elettrodotto Chiaramonte – Ciminnà. Negli anni ’90 venne fatta installare la sottostazione e nei prossimi mesi sarà ampliata e diverrà parte fondamentale del nuovo elettrodotto a 380 Kv. La domanda che si è posta Spazio Chiaramonte, in parole povere, è questa: da un punto di vista morale, è stato lecito usare una parte di quei soldi per costruire il teatro invece di destinarli ad opere ambientali per compensare il territorio di contrada Dicchiara e limitrofi? Ora, molti storceranno il naso alla parola “morale” perché ho sentito spesso dire in giro, che ciò che veramente conta è quanto un’opera sia “legale”. La legalità è sicuramente un aspetto fondamentale ma, essendo io una vecchia idealista, ritengo che nessuno, nemmeno gli amministratori debbano prescindere dalla questione morale. Badate: morale non ha nulla a che fare con “moralismo”: qui, infatti, stiamo parlando di una questione che interessa tutti, visto che i soldi sono della comunità. Stiamo parlando, insomma, di capire se una determinata azione amministrativa sia stata più o meno opportuna. Può anche darsi che da un punto di vista legale sia perfetta, a noi non interessa. Permettetemi, però, di esprimere i miei dubbi circa l’opportunità di costruire un teatro usando gli oneri di Terna. Un teatro che ha circa 100 posti, un teatro dunque riservato ad un’èlite se vogliamo: o per chi si può permettere l’oneroso abbonamento (150 euro per sei spettacoli) o per chi è stato fortunato a prenotarselo in tempo, vista l’esiguità dei posti.
Senza contare che a Chiaramonte esiste già un teatro: il teatro dell’Annunziata, con circa 80 posti, gestito tutto l’anno dagli Amici del Teatro e di proprietà della Chiesa. Perché, allora, non fare un accordo con la Chiesa e ristrutturare un teatro già esistente? E’ prassi, ormai, per le amministrazioni fare accordi con la Curia, che possiede dei beni immobili, la quale affida ai Comuni o ai privati le ristrutturazioni e l’usufrutto dei propri beni. Paradosso dei paradossi, al momento è il ristrutturato Auditorium di Santa Teresa, di proprietà della chiesa, ad ospitare tutti gli eventi che non possono essere ospitati più in Sala Sciascia.
Secondo me, non è opportuno che i soldi di Terna, arrivati a Chiaramonte perché in contrada Dicchiara è stato costruito un elettrodotto, siano stati utilizzati, in parte, per costruire un teatro. Piuttosto, concordo con Spazio Chiaramonte, per cui sarebbe stato più corretto utilizzare quel denaro per alleviare l’impatto ambientale.
Giorno 11 gennaio anche il cantautore Ron si esibirà al teatro Sciascia. Siamo certi che il suo sarà un concerto fantastico, un tributo a Lucio Dalla. Ma chi lo vedrà? Il teatro Sciascia non è per la comunità chiaramontana o per la gente. E per pochissimi eletti e a noi questo non sembra equo in un paese di appena ottomila abitanti.

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