Il mito della Ragusa-Catania e il Ministro Lezzi

Il mito della Ragusa-Catania e il Ministro Lezzi

Dicembre 21, 2018 0 Di Irene Savasta

La chiamano “la strada della morte”, ma forse sarebbe meglio chiamarla trazzera. Perché questo è, una trazzera, una mulattiera, diventata un colabrodo indegno, buona per sfasciare ammortizzatori. E’ di ieri, 20 dicembre, la notizia di un incontro al Ministero con il ministro Barbara Lezzi: “Abbiamo fatto squadra, la Ragusa-Catania si farà”. E, immediatamente, un sorriso ironico spunta sulle labbra leggendo quest’ennesima dichiarazione. Poi, leggiamo i post trionfalistici di politici o fan di politici che si affrettano ad attribuirsi meriti. E ci viene ancora una volta da sorridere. Perché non mettiamo in dubbio le buone intenzioni della Ministra Lezzi, ma non è stata certo la prima ad annunciare che il raddoppio della Ragusa-Catania era cosa fatta, che ormai era questione di tempo, che tutto era pronto. Avete mai provato a googolare “Ragusa-Catania” o “storia della Ragusa-Catania”? Una giungla. Una giungla di articoli e di comunicati stampa provenienti dalle varie forze politiche che, di solito con toni trionfalistici, hanno annunciato che il raddoppio della Ragusa-Catania era cosa fatta. “Ragusa-Catania, nel giugno 2017 i primi cantieri”, si legge. “Nel 2017 partono gli espropri”, recita un altro titolone. Nel 2016, si scriveva che entro quattro anni ci sarebbe stata la consegna del tratto. Sempre nel 2016, si scriveva che era stato dato il via libera al progetto. Andiamo a memoria d’uomo, ma già ai tempi del primo Governo Berlusconi si parlava di questo progetto ma ovviamente è una cosa di cui si favoleggia da almeno 40 anni. L’anno scorso, l’ex premier Paolo Gentiloni rassicurava che il raddoppio della Ragusa-Catania si sarebbe fatto. Era il 16 febbraio del 2018. Ieri, la ministra Lezzi ha dichiarato testualmente: “Abbiamo fatto squadra con i sindaci, la Regione Siciliana, il ministero dei Trasporti e il concessionario, e oggi possiamo dire che, dopo anni di attesa, l’autostrada Ragusa – Catania presto sarà realtà. Abbiamo raggiunto un punto di equilibrio e nella prossima riunione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), nella prima metà di gennaio, l’opera sarà approvata”. Una domanda sorge spontanea: visto che non si è nemmeno riusciti a completare il lotto della Siracusa-Gela, fermo da mesi, è realistico pensare di iniziare un’opera colossale come il raddoppio della Ragusa-Catania? E’ dal 1998 che, almeno sulla carta, il progetto è pronto. Nel 2017, il motivo per cui tutto si bloccò è stato il famoso boschetto che si trova tra Ragusa e Chiaramonte Gulfi, lungo circa 20 metri, sottoposto a vincolo paesaggistico. Uno spazio molto ristretto nel quale ci saranno non più di una decina di alberi. Incredibile ma vero, un’infrastruttura da quasi un miliardo di euro è ferma per venti metri di bosco per giunta non centenario e realizzato dall’uomo. Ora, non ce ne voglia il Ministro Lezzi, ma onestamente nel suo comunicato su facebook, chiamiamolo così, non siamo riusciti a capire se questo problema del vincolo paesaggistico sia stato superato, se sia cambiato qualcosa rispetto agli anni scorsi: insomma, cosa avrebbe fatto sì che oggi, rispetto a ieri, la Ragusa-Catania possa vedere la luce? C’è una variabile a cui noi malpensanti abbiamo subito fatto caso: a maggio 2019 ci saranno le elezioni europee. Perché in effetti è una strana cosa questa presunta realizzazione della Ragusa-Catania: a qualche mese dalle elezioni (di qualunque tipo siano), si ricordano che quaggiù, in questo angolo d’Italia, ci sarebbe da sistemare una strada. Ma forse siamo noi, in effetti, ad essere malpensanti. E con tutto il rispetto, lo saremo fino a quando non vedremo la strada compiuta. Attenzione, non l’apertura del cantiere, ma il raddoppio vero e proprio. Siamo stati abituati fin troppo spesso a vedere opere iniziate e mai finite.

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